Vivere la campagna elettorale, tra conciliazione, vita e preconcetti

06/09/2021
Elisabetta Nava


Venerdì abbiamo depositato la nostra lista e il nostro programma e da lì è iniziato a tutti gli effetti il periodo di campagna elettorale. L'avevo e l'avevamo progettato ricco di impegni, incontri, riunioni. Frizzantino, galvanizzante, adrenalinico come piace a me. 

Beh diciamo che per la sottoscritta questo avvio di campagna è stato indubbiamente impegnativo ma per altre ragioni:
1) sabato stesa da virus gastrointestinale. Fatta comunque comparsa con mascherina e distanza di sicurezza dagli avventori(e tampone negativo di sicurezza) all'aperitivo di lista.
2) domenica, dopo esser passata al gazebo, giro al pronto soccorso per caduta accidentale sulla mia panciona.
3) lunedì pomeriggio Luce colpita e affondata dal virus della mamma.

Mi auguro che i prossimi 28 giorni siano un po' meno movimentati. 
Ma mi chiedo anche: le posso serenamente raccontare queste disavventure a lieto fine? O devo temere il giudizio che in questi mesi si sente aleggiare nell'aria? Quello che nessuno dice ma diversi pensano. Mamma e incinta, come farà a fare il Sindaco? Non può riuscirci. 

Eppure in questi tre giorni ho partecipato agli eventi della campagna, sono stata in comune per finire le ultime cose - ad esempio i dettagli degli eventi del settembre -, sto preparando il materiale che servirà nelle prossime settimane di incontri con i cittadini, sto ascoltando, parlando, scrivendo ai rivoltani. Sto lavorando, sto curando Luce, sto crescendo un'altra bimba dentro di me. 

Mentre scrivo mi rendo conto che in qualche modo mi sto giustificando per qualcosa che dovrebbe essere ormai accolto e considerato normale.

E sono certa che queste parole genereranno polemiche e discussioni... e a questo punto un po' me lo auguro. Perchè mi daranno modo di dire che gli imprevisti capitano a chiunque, ma ho preso un impegno e farò in modo di assolverlo nel migliore dei modi, anche se devo presentarmi ad un aperitivo all'ottavo mese di gravidanza a digiuno da 12 ore.

Mi danno modo di dire che no, non sono una eroina, sono come tutte le donne e tutti gli uomini che quotidianamente per il loro lavoro e la loro passione danno il massimo. 


Mi danno modo di dire che MAMMA CHE SINDACO significa tante cose, la più importante l'ha già raccontata Francesca, un altro significato sta nel voler urlare, come quella scritta bianca su banda fucsia fa, che sì, è possibile conciliare, che sì, è faticoso, che sì in tantissime persone lo fanno già quotidianamente e per noi queste persone (donne e uomini) sono importanti.


Mi danno modo di dire che MAMMA CHE LISTA (e CHE SQUADRA) significa che senza il gruppo, senza la squadra non potremmo nulla.
Perchè mentre scrivo queste righe con mia figlia accanto che finalmente dorme tranquilla, c'è un gruppo di rivoltani che finisce di preparare i dettagli per la nostra presentazione di giovedì, che piega e imbusta lettere per i quartieri, che prepara il materiale per i prossimi incontri. E anche se io questa volta non sono lì so bene che quello che uscirà da questa serata è esattamente ciò che ci rappresenta, perchè abbiamo condiviso insieme la strada fino a qui, passo dopo passo.

So che MAMMA CHE SINDACO è possibile, con tutto quello che significa. So che fare Rivolta "il posto più bello del mondo" è possibile.